Agricoltura biologica
Quando e perché nasce

Agrimec Srl

Oggi sentiamo parlare di agricoltura biologica quasi ovunque: dai supermercati ai mercati contadini fino ai programmi TV. Ma come è nata questa pratica? E perché a un certo punto della nostra storia abbiamo sentito il bisogno di coltivare "biologico"?
In questo articolo vogliamo raccontare in modo semplice ma preciso le origini dell’agricoltura biologica e le motivazioni che l’hanno resa una scelta sempre più importante per agricoltori e consumatori.

Le radici del biologico: un ritorno al passato?


Potremmo dire che l’agricoltura biologica nasce per reazione. Non tanto contro l’agricoltura in sé, quanto contro il modello industriale che ha preso piede nel secondo dopoguerra. Infatti, prima dell’avvento della cosiddetta “rivoluzione verde”, l’agricoltura era già, di fatto, “biologica”: non esistevano fertilizzanti chimici sintetici, pesticidi di sintesi o sementi OGM. Si coltivava secondo ritmi naturali, si praticava la rotazione delle colture, si fertilizzava con letame, compost o residui vegetali.

agricoltura bio

Tuttavia, con lo sviluppo della chimica agricola e della meccanizzazione intensiva, a partire dagli anni ’50-’60, la produzione alimentare ha subito una profonda trasformazione. L’obiettivo era chiaro: aumentare la produttività per sfamare una popolazione mondiale in crescita. E in effetti, la rivoluzione verde ha portato grandi risultati in termini quantitativi. Ma col tempo si sono evidenziati anche gli effetti collaterali: inquinamento dei suoli e delle acque, perdita di biodiversità, impoverimento del terreno, problemi di salute legati ai residui chimici sugli alimenti.

Alle origini di un concetto alternativo di agricoltura


L’agricoltura biologica, intesa come concetto, come approccio consapevole e sistematico, inizia a prendere forma già nei primi decenni del Novecento. Le prime esperienze significative nascono in Europa e si fondano su un’idea diversa di agricoltura: non solo produzione di cibo, ma anche cura della terra, rispetto per l’ambiente e equilibrio tra uomo e natura.

Tra i pionieri di questa visione troviamo il filosofo austriaco Rudolf Steiner, che negli anni ’20 elabora i principi dell’agricoltura biodinamica, un sistema agricolo che integra elementi spirituali e pratiche agronomiche naturali. Negli anni ’30 e ’40, nel Regno Unito, Albert Howard e Eve Balfour sviluppano concetti simili, dando vita a un’agricoltura fondata sull’osservazione della fertilità del suolo e sulla salute delle piante, degli animali e degli esseri umani come un unico sistema interconnesso.

Il movimento biologico prende forma


Il vero decollo del movimento biologico avviene però a partire dagli anni ’60, in parallelo alla crescita della coscienza ecologica. Sono gli anni dei movimenti ambientalisti, della critica al consumismo e alle tecnologie invasive, della nascita dei primi gruppi di acquisto e delle cooperative agricole alternative. Il biologico si configura sempre più come una scelta etica e politica, oltre che agronomica.
Negli anni ’70 nascono le prime associazioni di agricoltori biologici, sia in Europa che negli Stati Uniti, e si iniziano a definire standard comuni per distinguere i prodotti “veramente biologici” da quelli che si presentano solo come “naturali”. In Italia, ad esempio, si costituisce nel 1978 l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica – AIAB, che sarà tra i promotori delle prime certificazioni.

Il riconoscimento ufficiale


Un passaggio fondamentale avviene negli anni ’90, quando l’Unione Europea adotta una normativa ufficiale sull’agricoltura biologica – Regolamento CEE n. 2092/91. Per la prima volta vengono fissate regole chiare su cosa può essere definito “biologico”, come devono essere coltivati i prodotti, quali sostanze sono ammesse e come si garantisce la tracciabilità.
Da allora, l’agricoltura biologica è entrata a pieno titolo nel mercato alimentare, con una crescita costante in termini di superfici coltivate, aziende coinvolte e consumi. Ma al di là del mercato, resta una questione di visione: il biologico continua a rappresentare un’idea di agricoltura più sana, più giusta e più sostenibile.

Da come possiamo vedere, l’agricoltura biologica non è una moda passeggera, come molti detrattori vogliono descriverla, ma è il risultato di un lungo percorso culturale, scientifico e sociale. È nata come risposta a un modello agricolo che aveva trascurato l’equilibrio con la natura, ed è cresciuta grazie all’impegno di agricoltori, studiosi e consumatori consapevoli. Oggi più che mai, in un’epoca segnata dai cambiamenti climatici e dalla crisi della biodiversità, l’approccio biologico può offrire strumenti preziosi per ripensare il nostro rapporto con la terra. E forse anche con noi stessi.

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